Quando le persone dicono che qualcosa è impossibile, è impossibile solo perché non è stata ancora trovata una strategia.

Adam Khoo

Negli scacchi come nella strategia aziendale, è importante la capacità di fissare l’obiettivo,
decidere le mosse e ridefinire la strategia. In questo gioco non esiste una verità assoluta e anche le convinzioni più solide possono traballare a seguito di una successiva analisi. Gli scacchi insegnano ad essere umili, pazienti ed aperti alle possibilità infatti, con una tavola di 64 caselle e 32 ometti si possono creare situazioni pressoché infinite e complesse, e spesso basta la mossa di un pedone per trasformare completamente la situazione strategica.

Per comprendere perché il gioco degli scacchi è così vicino al mondo aziendale e manageriale proviamo a pensare alla scacchiera e al posizionamento delle pedine come ad un organigramma aziendale. Come sulla scacchiera i pedoni hanno una collocazione ben precisa e si muovono in modo organizzato così, l’organigramma aziendale rappresenta il modo in cui le singole unità sono collocate nell’insieme e come dovrebbero relazionarsi tra loro permettendo di sfruttare tutte le risorse posizionandole nel posto più congeniale. Si può imparare a giocare ad ogni età, e l’età non influenza la ricerca di un av versario – un giovane può giocare con un anziano e viceversa inoltre, il successo premia il duro lavoro difatti se è palese che non tutti possono diventare Kasparov è altrettanto vero che più si pratica e più forti si diventa.

Nel gioco degli scacchi sono messe in evidenza alcune peculiarità come l’attenzione, la concentrazione ed il rispetto delle regole. Chi è già dotato di una buona visione d’insieme è certamente avvantaggiato nella valutazione complessiva dei pezzi e delle possibili mosse future, l’intuito permette di prendere decisioni improvvise con logica e creatività. Attenzione però a non trascurare l’aspetto emotivo, anche le aspettative e le ansie possono incidere in maniera determinante sull’andamento di una partita. La pratica del gioco degli scacchi permette di sviluppare capacità innate ma anche di acquisirne altre, non importa che si
parta da zero o si affini la conoscenza del gioco, in breve tempo si miglioreranno tutta una serie di capacità sempre più richieste nel mondo del lavoro. Gli scacchi, così come moltissimi altri giochi e videogiochi, hanno un potenziale unico che si traduce in una eccezionale capacità di engagement per tale motivo, un numero sempre maggiore di aziende si sta adeguando, superando la visione che gioco e lavoro siano poli opposti.


Kasparov suggerisce nel suo libro “Gli Scacchi, la Vita” che l’esperienza acqui sita giocando a scacchi si possa applica re ai processi decisionali nel mondo del lavoro. Il primo pensiero è rivolto imme diatamente al problem solving o al selfcontrol ma, come visto c’è molto altro. Si sviluppa il senso di responsabilità in primis perché non si hanno alibi (fortuna, arbitri) e poi perché si assumono decisioni fondamentali sotto pressione, influenzati solo dal proprio giudizio.

Si possono inoltre apprendere e migliorare la gestione del tempo, la pianificazione
delle strategie, si impara a valutare le conseguenze delle proprie azioni e si sviluppano pensiero critico e laterale inoltre, diventa più semplice individuare e scegliere le soluzioni ed aumenta la consapevolezza di sé e dei competitors. Le competenze “scacchistiche” sono sempre più richieste perché esiste un parallelismo straordinario tra il processo decisionale dello scacchista e quello del manager, le scelte strategiche in azienda possono essere viste come un’analogia dell’albero delle varianti del gioco grazie al quale, ogni giocatore può
vedere le diverse diramazioni che la sua scelta provocherà ed eliminare quelle che ritiene siano le varianti improduttive e/o dannose.

davide maggio

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